La tribu delle noci sonanti

 


La Tribù delle noci sonanti

“Una noce dentro un sacco poco rumore fa. Ma tante noci insieme suonano”.

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In un angolo di bosco sulle colline marchigiane, a Cupramontana, la patria del Verdicchio, c’è un casolare che è diventato rifugio di Fabrizio Cardinali. Al rifugio ha dato un nome: La tribù delle noci sonanti. Fabrizio ha seguito l’amore e il rispetto per la natura - Non dispone di corrente elettrica o di rete idrica, sostituite con lampade ad olio ed acqua piovana. Ha tre galline come compagnia fissa, che segue in passeggiata per poi rinchiuderle in un recinto. Le volpi più volte hanno razziato le sue compagne.

Fabrizio è del 1950. All'età di 22 anni,  è reduce da studi di astronomia e decide di seguire gli insegnamenti del Buddha - pensa che la società consumistica e “sprecona” non fa per lui: semina dopo semina pianta le radici della sua tribù, e dice:  «La gente distrugge tutto, perciò ho fondato la mia tribù»

Ha un figlio di 18 anni Siddharta che ha deciso di studiare in città. Fino a qualche anno prima Fabrizio era il suo unico insegnante, provvedendo all'istruzione del figlio. Da qualche anno causa anche qualche problema di salute del padre, Siddharta ha scelto una via più tradizionale.

Fabrizio ha anche un altro figlio (43 anni) di origine spagnola (vive a Ibiza). Alcuni anni fa, Siddharta e Fabrizio partoni per Ibiza. Nulla di che, se non fosse che hanno fatto tutto il tragitto andata e ritorno completamente in autostop.

A circa 3 Km da Cupramontana (AN), seguiamo le indicazioni forniteci in un bar - In paese tutti conoscono Fabrizio, definendolo una bravissima persona - Sulla destra del ciglio della strada provinciale,  notiamo la bandiera della pace che secondo le istruzioni indica l'inizio del sentiero. Parcheggiamo l'auto nell'unica rientranza possibile e ci addentriamo lungo un cunicolo di sterpaglie, segnalato in un paio di punti da un pezzo di legno con inciso: TRIBU'.  Dopo circa 10 minuti a piedi, vediamo da lontano un signore con barba e capelli bianchi, seduto per terra in posizione yoga, con in mano una ciotola da cui estrae con bacchette orientali, chicchi di orzo, mescolati a foglie di menta.

Ciao Fabrizio! grido da lontano per fare notare la nostra presenza. Lui stropiccia gli occhi per mettere a fuoco gli ospiti imprevisti. Continuo a salutarlo con un braccio alzato, ma lui non si scompone. Poi chiediamo se possiamo sederci per terra in mezzo all'erba e lui annuisce. Veniamo da Forlì - volevamo conoscere la tua storia. Possiamo fermarci un po qui con te? Fabrizio estrae un sorriso e dice che siamo i benvenuti.

Per entrare in confidenza chiedo se è sua abitudine pranzare così presto (erano le 10:30). Lui risponde: Veramente, questa è la mia prima colazione, perchè questa mattina mi sono alzato tardi ed è arrivata una coppia di signori prima di voi.

Tra le varie domande chiedo una cosa di cui mi pento subito - Ti sei mai rammaricato almeno un momento della scelta che hai fatto? Lui arriccia le spalle scheletriche dicendo: questa domanda me la fanno tutti. Non mi sono mai pentito, era l'unica strada da prendere!

Poi ritorna a parlare dei suoi viaggi in India ed in Nepal dove ha maturato la convinzione di uno stile meno occidentale.

Ci racconta che Siddharta ora si è tagliato i capelli e che vive in modo più regolare, ma lo definisce ribelle, pertanto non più capace di farlo restare in Tribu'. E' una sua scelta. Va bene così!

I momenti di socializzazione a Fabrizio non mancano. Sono tante le persone che lo vanno a trovare. Ci racconta che ha dovuto rivedere la sua convinzione di curarsi da solo, in seguito ad un serio problema cardiaco che lo ha costretto al ricovero per oltre un mese. Però devo dire, continua, che gli infermieri con me sono stati molto gentili ed hanno modificato il menù perchè io non mangio animali.

Chiedo se ha paura della morte, temendo di fare la seconda domanda scomoda. Lui risponde convinto: da tempo viaggio con la morte vicina, per cui sono preparato. Ho 75 anni e se mi va bene forse ne vivrò altri 20, ma intanto preparo la mia morte, faccio meditazione tutti i giorni e leggo testi che mi aiutano a comprendere la normalità dell'aldilà. 

Ci alziamo. Io barcollando, Fabrizio con l'agilita' di un ventenne. La stanza dove ci porta è scura di fuliggine nera. Spiega con orgoglio che la luce viene alimentata da diverse lampade ad olio. Qui è dove mangio - Non c'è un tavolo, ma un tappeto al centro dove lui seduto a terra, mangia quando il meteo non gli consente di stare all'aperto.

Chiediamo se ha qualche prodotto proveniente dalla Tribù e con orgoglio ci presenta due tipi di marmellata, il miele, il succo d'uva, la propoli e la saba. Se è possibile prendiamo tutto (al di fuori della saba). Tutto? risponde. si certo. Paghiamo e lo salutiamo, non prima di aver scattato una foto ricordo e con la promessa di rivederci entro i prossimi 20 anni. Il suo sorriso da lontano splende assieme alla luce di una splendida giornata di sole.









60034 Cupramontana (AN) Via torre 54 

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